L'attesa

scritto da MicheleMaria2023
Scritto 14 ore fa • Pubblicato 2 ore fa • Revisionato 2 ore fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di MicheleMaria2023
Autore del testo MicheleMaria2023
Immagine di MicheleMaria2023
Pubblicato in "Fumare a Dublino. Racconti brevi e straordinari", Edizioni Atlas Book, 2025.
- Nota dell'autore MicheleMaria2023

Testo: L'attesa
di MicheleMaria2023

                                                                                          Michele Maria Santoro

                                                                                                    L’attesa


Il salone era immerso in una luce violenta, che entrava a fiotti dalle ampie vetrate. Il sottile orologio al polso della giovane scandiva i secondi, mentre il silenzio aleggiava nell’aria carica di tensione.

Geneviève sedeva al pianoforte, la mano destra sfiorando leggermente la tastiera. Il suo elegante abito da sposa, di un bianco perlaceo, faceva da singolare contrasto con lo scuro e lucido strumento. Gli occhi fissavano i tasti d’avorio e d’ebano, come se questi potessero dare conforto alla sua angoscia.

Non c’era spartito sul leggio, nessun accordo da prendere, nessun arpeggio da diteggiare. Eppure la musica, la loro musica, era lì, in quel silenzio sospeso, nell’attesa di un’armonia che non fosse soltanto sonora.

Lei era una pianista, lo era sempre stata. Ma in quegli istanti, i brani dei compositori che amava e aveva eseguito decine di volte – il romantico Schubert, il drammatico Chopin, il complesso e raffinato Brahms – sembravano svaniti, come evaporati dalla sua mente. Le dita esitavano a toccare la tastiera, sapendo che nessuna musica avrebbe lenito l’inquietudine che albergava nel suo petto.

Continuava a chiedersi se lui sarebbe arrivato. Armand, il musicista, il compositore, il genio che le aveva rubato il cuore con la stessa grazia con cui rubava al pianoforte superbe melodie. Attendeva con ansia il suono dei suoi passi, il fruscio del suo mantello, il profumo caldo di tabacco e spezie che sempre lo accompagnava.

“Verrà”, il suo sussurro era quasi un’invocazione. “Avrà avuto di certo un contrattempo. Sarà qui a momenti”.

Dopo aver concluso il suo tour in diversi paesi europei, Armand le aveva dato la parola tanto attesa: si sarebbero uniti in matrimonio il primo di settembre. Il giorno era giunto, tutto era pronto, ma lui tardava ad arrivare.

Aveva forse cambiato idea? L’aveva forse dimenticata, assorbito dalle sue creazioni, dalla seduzione della sua musica? O si era invaghito di un’altra donna, che l’aveva irretito con le sue arti, facendogli dimenticare la promessa? I dubbi cominciavano a farsi strada in lei.

“Se mi avesse amato davvero, ora sarebbe qui”, mormorò Geneviève abbassando il capo.

Un colpo di vento fece fremere le tende. Un rumore nel corridoio. Geneviève si irrigidì, chiuse gli occhi e posò le mani sul pianoforte. Le note vennero da sé: le prime battute della Patetica di Beethoven risuonarono nell’ambiente, dense di pathos e di mestizia. Il salone era colmo di luce, ma lei non aveva più il dono della vista. Le rimaneva il senso del tatto, con le dita che si muovevano meccanicamente sui tasti, e quello dell’udito, che le permetteva di cogliere, al di là delle note, i passi di qualcuno che si avvicinava.

Il cuore diede un sobbalzo e lei, di colpo, smise di suonare. La porta si socchiuse e si affacciò un domestico.

“Madame”, disse costui a bassa voce. «Il maestro Armand ha mandato a dire che è trattenuto da un contrattempo. Non sa quando potrà tornare”.

La giovane rimase immobile.

“Grazie, Georges”, rispose infine, la voce più fredda delle sue stesse mani.

Appena l’uomo richiuse la porta, Geneviève si lasciò cadere sulla tastiera, come sopraffatta da un peso troppo grande. Un accordo dissonante risuonò nel salone, vibrando a lungo come un’eco del suo dolore.

L'attesa testo di MicheleMaria2023
1

Suggeriti da MicheleMaria2023


Alcuni articoli dal suo scaffale
Vai allo scaffale di MicheleMaria2023